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VENDERE CONSERVE VEGETALI ALL’ESTERO

La domanda di conserve vegetali, oltre il pomodoro, è in costante aumento a livello globale. Se produci conserve vegetali e vuoi puntare all’export, hai ottime possibilità di sviluppare le tue vendite in diversi mercati.
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Redatto da Serena Millella

Il 31 Maggio 2022
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Vendere conserve vegetali all’estero è una scelta sempre più condivisa. Questa scelta permette ai produttori di giovare di un riscontro non indifferente sul proprio fatturato.

Sono oltre un migliaio le PMI italiane coinvolte nel settore della trasformazione di conserve vegetali. Una buona percentuale di queste aziende orienta le proprie vendite sui mercati esteri.

In questo articolo ti illustrerò in quali mercati conviene concentrarsi e quali strategie adoperare per vendere conserve all’estero.

Il settore delle conserve vegetali

Vendere conserve vegetali all'estero

L’Italia è un grande paese trasformatore, in particolar modo nel settore dell’ortofrutta. Verdure e ortaggi vengono venduti come prodotti freschi o trasformati in conserve vegetali.

Le conserve vegetali rappresentano un comparto centrale dell’alimentare made in Italy.

Attualmente il giro d’affari complessivo è di oltre 6 miliardi di euro, 3 dei quali realizzati sui mercati esteri.

All’estero le conserve più gettonate sono rappresentate dai trasformati di pomodoro. Ti sei perso il nostro articolo sull’oro rosso italiano? Niente paura, clicca QUI.

Seppur all’estero i best seller siano le conserve rosse, il mercato è molto ricettivo anche per quanto riguarda i vegetali.

I segmenti più dinamici sono quelli che riflettono i trend di consumo più aggiornati e i nuovi stili di vita, come la maggiore attenzione alla salute e alla sostenibilità.

Quello delle conserve vegetali diverse dal pomodoro è un segmento dell’agroalimentare italiano che durante la pandemia e il lockdown è riuscito a compensare le difficoltà.

Sempre in questo periodo le conserve vegetali hanno registrato un’inversione di tendenza che ha stroncato del tutto il lento declino di questo settore.

Tra i fattori che giocano a favore del successo di questi prodotti troviamo:

  • GDO come principale canale di sbocco
  • Shelf-life medio-lunga
  • Velocità di consumi domestici
  • Proprietà salutistiche e qualità delle materie prime

I mercati di principale destinazione per la vendita di conserve vegetali sono:

  • Europa, con focus su Germania, Francia e Svizzera
  • Asia, con focus su Giappone e Corea
  • Stati Uniti

Un altro aspetto interessante di questo settore è indubbiamente il connubio tra tradizione e innovazione.

Molti sono i produttori che provano a innovare questo comparto fortemente tradizionale con nuove proposte di qualità.

.Questo trend va di pari passo con quelle che sono le aspettative del consumatore. Quest’ultimo, infatti, ricerca prodotti di alta qualità, ancorati alla tradizione, ma da sperimentare in una cucina più creativa.

Vediamo dove vendere le conserve vegetali all’estero.

Vediamo un po’ di dati

L’export di conserve vegetali costituisce una risorsa dal grandissimo potenziale nell’economia italiana.

Questo trend riguarda in buona parte le conserve vegetali biologiche, grazie alla sempre più crescente richiesta di prodotti salutistici nei mercati internazionali.

Per dimostrare la potenzialità delle conserve vegetali all’estero riportiamo un po’ di dati quantitativi.

L’analisi quantitativa è stata fatta tramite il portale Coeweb dell’ISTAT. Se vuoi sapere di più su come fare un’analisi quantitativa, leggi QUI.

AREAVALOREQUANTITAPREZZO MEDIOINCIDENZA
EUROPA17.692.524 €6.275.713 kg2,82 €/kg63% (Mondo)
GERMANIA5.766.505 €1.552.396 kg3,71 €/kg17% (Europa)
AMERICA1.912.809 €582.566 kg3,28 €/kg6% (Mondo)
STATI UNITI1.280.219 €376.179 kg3,40 €/kg65% (America)
ASIA1.140.530 €299.345 kg3,81 €/kg3% (Mondo)
GIAPPONE266.328 €58.354 kg4,56 €/kg19% (Asia)
COREA138.335 €23.553 kg5,81 €/kg8% (Asia)

L’Europa è la principale destinazione delle esportazioni italiane di conserve vegetali con un’incidenza del 63%. I paesi europei con il maggiore quantitativo di importazioni sono Germania, Francia e Svizzera.

La Germania si posiziona in testa rispetto agli altri mercati europei di maggiore interesse. L’incidenza tedesca sul quantitativo mondiale di importazioni di conserve vegetali è pari al 15%, nonché al 30% sul quantitativo europeo.

Inoltre, la Germania ha un prezzo medio di acquisto superiore a quello europeo e a quello mondiale (2,90€).

Nonostante l’Europa sia la destinazione principale, il suo mercato si caratterizza per una grande saturazione e competizione rispetto ad altri.

Tra le motivazioni troviamo la vicinanza geografica e logistica oltre alla presenza di connazionali italiani.

Un mercato extra UE molto interessante è sicuramente quello statunitense, in cui il crescente interesse per prodotti genuini agevola le importazioni di conserve vegetali, in particolar modo bio. Il prezzo medio è più alto di quello americano e mondiale.

Ultimo ma non meno importante è il mercato asiatico. Il Giappone e la Corea hanno registrato rispettivamente un aumento del 40% e 77% sul valore di importazioni di conserve vegetali dall’Italia, dal 2019 al 2021.

Infatti, solamente in Corea, si è passati da 78mila euro a 138mila euro.

Un ottimo aumento è stato registrato in entrambi i paesi sul quantitativo importato. Dal 2019 al 2021 Giappone e Corea sono passati da 38mila a 58mila kg (+51%), e da 16mila a 23mila kg (+41%).

Inoltre, il prezzo medio di acquisto della Corea è uno dei più alti al mondo, raddoppiando la medtia mondiale.

Dove vendere le conserve vegetali all’estero

In linea di massima, le conserve vegetali vengono vendute in tutti i principali canali di distribuzione, prevalentemente in supermercati (47,7%) e ipermercati (22,2%).

Il settore della GDO rimane al primo posto tra i canali di vendita delle conserve.

Per quanto riguarda invece l’e-commerce, in base ai dati degli ultimi anni transita il 6,2% delle vendite.

Andiamo ora a vedere quali sono i mercati di principale destinazione per vendere conserve vegetali all’estero.

Germania

Come visto dai dati, l’Europa si aggiudica il primo posto tra i mercati di principale sbocco. L’incidenza sul quantitativo mondiale di esportazioni di conserve vegetali è pari al 63%.

Tra i paesi che detengono un primato in tal senso troviamo la Germania, la Francia e la Svizzera.

In generale, per la Germania l’importazione agro-alimentare è di fondamentale importanza, poiché il rispettivo settore di produzione non riesce a soddisfare le esigenze di consumo.

Le conserve vegetali risultano tra i prodotti più ambiti, in particolar modo quelle biologiche. A tal proposito, non dimentichiamo infatti il crescente successo delle produzioni biologiche, che a livello distributivo possono contare su reti capillari di negozi e supermercati.

Il mercato biologico tedesco, infatti, è uno dei più grandi e sviluppati dell’UE.

I consumatori tedeschi sono sempre più orientati verso una maggiore attenzione per tematiche quali: qualità, salute e rispetto dell’ambiente. In tal senso le conserve vegetali italiane, bio e non, non deludono le aspettative e hanno un buon riscontro in Germania.

Stati Uniti

Gli Stati Uniti hanno un’incidenza inferiore rispetto a quella europea, tuttavia costituiscono un mercato di grande interesse.

Negli ultimi anni, infatti, le conserve vegetali stanno attirando l’interesse di molti buyer e consumatori.

Negli Stati Uniti i prodotti Made in Italy più ricercati sono infatti: frutta e verdura, uova, carne, latte, passate e conserve vegetali.

Tra i fattori che determinano successo nella vendita di conserve vegetali, ritroviamo sicuramente:

  • L’interesse del consumatore statunitense per il Made in Italy
  • La qualità e genuinità dei prodotti, in particolare di quelli bio
  • Il prezzo non troppo elevato

Il mercato USA è molto attratto dai prodotti genuini e di prima qualità Made in Italy. Ottime possibilità di sviluppare le proprie vendite in questo mercato, le hanno i produttori di conserve vegetali biologiche.

Secondo i dati, il 25% dei consumatori ha cambiato i propri consumi a favore di scelte etiche e di supporto dell’ambiente.

Con il 6% sull’importazione totale di prodotti biologici negli Stati Uniti, l’Italia è il quinto esportatore con 117 milioni di euro di valore.

Inoltre, il 60% dei consumatori è interessato sempre più a nuovi prodotti. Ed è anche per questo che molti produttori scelgono la strada della “trad-innovazione”, in cui tradizione e innovazione si fondono.

Per quanto riguarda i canali di vendita, il principale canale d’acquisto rimane quello della GDO, seguito da negozi specializzati.

Estremo Oriente
Giappone

Le importazioni giapponesi dall’Italia nel settore agroalimentare nel 2020 sono state di 104,5 miliardi di yen (circa 800 milioni di euro), con un calo del 7,6 % registrato a causa della pandemia.

L’Italia risulta essere il primo fornitore del Giappone per pomodori trasformati o in conserva.

Mentre, per quanto riguarda le altre conserve, quelle maggiormente consumate sono:

  • quelle tipicamente orientali, come tsukemono (verdure in salamoia con spezie, kimchi ecc.)
  • quelle importate, quali i sottaceti e i sottoli occidentali

Mentre i sottaceti sono discretamente diffusi, i sottoli sono poco conosciuti dai giapponesi e restano prodotti di nicchia, seppur si stia assistendo alla loro sempre maggiore presenza sugli scaffali di alcune catene di supermercati.

Nonostante siano dei prodotti di nicchia, le conserve vegetali hanno un grande potenziale nel mercato nipponico.

Con il passare degli anni sono aumentate le iniziative di sensibilizzazione del consumatore giapponese alle proprietà nutrizionali e organolettiche delle conserve.

Per quanto riguarda i canali di distribuzione, dopo l’ingresso tramite gli importatori, le conserve possono seguire due percorsi.

Quando sono destinate ai dettaglianti e ai supermercati di medie dimensioni, passano attraverso dei grossisti.

Quando sono destinate ai grandi dettaglianti, all’industria alimentare e alla ristorazione, vengono vendute senza l’intervento di grossisti.

In generale, gli operatori che lavorano nel ristorazione gourmet, hanno in catalogo prodotti di altissima qualità, importati da paesi come Francia e Italia. Tra questi prodotti rientrano conserve a base di olive e a base di capperi, conserve vegetali in aceto e non, come carciofi ma anche cetriolini, peperoni e misto verdure.

Corea

Per quanto riguarda la Corea, la tradizione agroalimentare italiana è ampiamente conosciuta ed apprezzata.

Questo perchè i consumatori coreani sono molto ricettivi nei confronti della gastronomia italiana, sempre più sinonimo di alta qualità ed eleganza.

Quella italiana, non a caso, risulta essere la cucina straniera più presente in Corea, assieme a quella giapponese.

I consumatori coreani sono abituati ai prodotti conservati a base di vegetali (inclusi quelli di pomodoro).

Inoltre, le conserve vegetali sono di frequente utilizzate per la preparazione di piatti di cucina internazionale.

Di conseguenza, la maggior parte viene acquistata dai ristoranti, anche se negli ultimi tempi molti prodotti sono in vendita anche presso Ie GDO.

Ritornando sul tema bio, i coreani sono molto attenti ai temi del naturale e del benessere. Infatti, la Corea è un paese molto sensibile all’argomento salute e sotto questo profilo l’immagine della cucina italiana e della dieta mediterranea è molto positiva.

Tra le conserve vegetali vendute in Corea, in particolar nel settore della ristorazione gourmet, si possono trovare conserve realizzate con tipicità regionali italiane, come friarielli, capperi e frutti di cappero, cipolline.  

i Contadini: una storia di successo

Vendere conserve vegetali all'estero

Vendere conserve vegetali all’estero è stata la strada che ha deciso di seguire iContadini, e ha deciso di farlo con l’aiuto di IAGAIN.

iContadini sono un’azienda salentina, produttrice di un ampio ventaglio di prodotti, tra cui conserve vegetali, passate e sottoli.

La nostra cooperazione con questa azienda è iniziata non molto tempo fa, ma ha già dato i suoi frutti.

Difatti, grazie al vasto catalogo di prodotti, nonché alla forte personalità del brand, iContadini hanno subito ammaliato e colpito gli operatori e i consumatori di diversi mercati, tra cui Stati Uniti, Giappone, Corea.

La partecipazione a diversi eventi fieristici, quali Foodex (Giappone) e True Italian Taste (Corea), oltre ad alcuni meeting online, è stata fondamentale nel nostro intervento sui mercati asiatici.

Durante queste occasioni abbiamo ricevuto molti feedback positivi da parte degli operatori, sia sulla qualità che sulla particolarità delle conserve.

In particolar modo in Corea alcuni buyer hanno avuto modo di apprezzare le conserve di capperi, che costituiscono una novità rispetto alle conserve di pomodori, già presenti e conosciuti sul mercato. I buyer coreani hanno una certa preferenza per capperi di piccole dimensioni, sulla base dei gusti dei consumatori.

In Giappone, invece, alcuni operatori hanno confermato un trend preciso nell’interesse per le conserve vegetali: la preferenza per conserve di pomodori e di cipolle. Questi prodotti si sposano infatti benissimo con i vini, prodotto molto amato dai consumatori giapponesi.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, iContadini avevano già sviluppato diversi contatti nel corso del tempo, esportando i propri prodotti episodicamente, ma senza continuinità.

La partecipazione alla fiera Cibus (Parma) ha permesso all’azienda di entrare in contatto con nuovi operatori statunitensi (soprattutto del settore Ho.Re.Ca e Food service), ampliando il proprio network di partenza.

Noi di IAGAIN abbiamo da subito approfondito i rapporti creati in occasione di questa fiera, cercando di far leva sull’autenticità Made in Italy dei nostri prodotti.

Per gli statunitensi il tema Made Italy è infatti molto delicato, in quanto c’è una forte presenza di prodotti Italian sounding.

Le dinamiche del mercato statunitense si sono rivelate molto rapide, e con il nostro intervento, nel giro di 2-3 mesi, abbiamo subito ricevuto una richiesta d’ordine da parte di un importatore.

L’importatore in questione ha manifestato un forte interesse tanto nei confronti dei pelati quanto delle conserve vegetali, con un focus non indifferente sulle specialità pugliesi (come lampascioni, cime di rapa, cipolle, puntarelle e finocchi). Ciò a dimostrazione del fatto che negli USA c’è un forte interesse per le specialità regionali, su cui i produttori di conserve dovrebbero senz’altro puntare.

Attualmente siamo ancora agli inizi di questa magnifica collaborazione, ma prevediamo molti successi per questa azienda. Nel frattempo, i risultati già ottenuti non possono che riempirci di soddisfazione.

Vendere conserve vegetali all’estero può essere la scelta giusta,
se a guidarti è IAGAIN.

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